Archive for the ‘Spazio libero’ Category
Fa sesso a pagamento con una trans poi accoltella il suo convivente
Denunciato un 42enne di Ferrara. La vittima ha 23 anni.
Dopo essere stato con una transessuale brasiliana, per un rapporto sessuale a pagamento, ha accoltellato l’uomo che viveva con lei. L’aggressore è poi stato rintracciato. È un commerciante di Ferrara, di 42 anni, M. S., che nella notte scorsa (di giovedì) ha accoltellato alle spalle un veneziano di 23 anni, agli arresti domiciliari per tentato furto aggravato. Verso le 3 del mattino il giovane, dalla sua casa in via Torleone, ha chiamato il 118 ed è stato portato all’ospedale Maggiore in condizioni di media gravità, con una profonda ferita alla schiena guaribile in un mese. Prima di essere intubato, aveva detto ai carabinieri di essere stato colpito in strada, senza raccontare però né dove, né da chi.
In realtà il giovane è stato aggredito nella sua casa di via Torleone. Come hanno ricostruito i carabinieri, la colluttazione fra i due è nata per motivi riconducibili a un rapporto sessuale a pagamento consumato tra il ferrarese e una transessuale brasiliana di 40 anni, che è il convivente della vittima. Il commerciante ha colpito il giovane con un coltello da cucina e poi è scappato. L’aggressore è stato fermato dai carabinieri nella sua casa a Ferrara ed è stato denunciato per lesioni personali aggravate.
Deborah Orlandini: Appunti sulla pdl 2802 in tema di aggravante di (trans) omofobia
Delle proposte di legge assegnate ieri alla Commissione Giustizia quella n.2802 (Soro) non puo’ dirsi al riparo da critiche severe da parte delle organizzazioni transessuali e transgender. Detta legge si proporrebbe di fornire tutela contro le discriminazioni fondate sull’omofobia e la transfobia attraverso lo strumento del diritto penale. E’ appena il caso di rilevare come gia’ in questa espressione della relazione si insinua confusione: Non e’ una normativa che tutela contro le discriminazioni. Essere discriminate e’ diverso da essere aggredite e uccise. E’ una normativa che propone una blanda e tiepida tutela penale in caso di commissione di specifici reati. Una normativa antidiscriminatoria dovra’ arrivare in un paese che voglia dirsi civile e dovra’ riguardare l’accesso al lavoro e all’alloggio, la tutela della riservatezza e il diritto alla salute, previsioni per quanto riguarda il regime carcerario la riforma della l.164/82.Una tutela che non tutela, o tutela ben poco, una formulazione da emendare assolutamente elaborata evidentemente senza il coinvolgimento approfondito e competente dell’associazionismo LGBT e in particolare transessuale transgender.
Cosa vuol dire aggiungere un art.11 quater all’art.61 del codice penale? Significa prevedere una circostanza aggravante comune che nel giudizio di comparazione effettuato dal giudice viene cancellata dalla concessione delle c.d. attenuanti generiche : Comprensibile il cercare di ottenere quel poco che si puo’ ottenere, ammesso che si riesca ad ottenerlo.
La proposta di legge C. 2802 (Soro e altri), all’articolo 1 introduce una nuova aggravante (n. 11-quater), che ricorre quando l’autore del delitto ha commesso il fatto per motivi di omofobia e transfobia, che vengono così qualificati: motivi di odio e discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale della vittima del reato verso persone dello stesso sesso, verso persone del sesso opposto o verso persone di entrambi i sessi. (….) Questa particolare definizione del concetto di orientamento sessuale è analoga a quella contemplata nell’ordinamento del Regno Unito. Nella nota esplicativa (explanatory memorandum) alle “Equality Act (Sexual Orientation) Regulations 2007”, si fornisce, infatti, la seguente definizione di orientamento sessuale: “Per orientamento sessuale s’intende l’orientamento sessuale di un individuo verso persone del suo stesso sesso (omosessuali di entrambi i sessi), persone del sesso opposto (eterosessuali), oppure persone di entrambi i sessi (bisessuali)”.
Le vicende di ottobre gia’ videro la politica del compromesso e del si salvi chi puo’ licenziare un testo che cancellava con un colpo secco qualsiasi menzione dei motivi di transfobia o dell’identita’ di genere ( espressione che fa tremare Roma da una sponda all’altra del Tevere!) E stavolta ci risiamo ? Dopo aver detto infatti che l’aggravante ricorre quando l’autore del delitto ha commesso il fatto per motivi di omofobia e transfobia, il problema si pone nel tentativo di dare una definizione attraverso un copia e incolla da un testo normativo britannico. Si tenta di definire per esclusione orientamento sessuale (riuscendo a tenere fuori dal concetto la zoofilia, e forse anche necrofilia e pedofilia) ( faccio fatica in realta’ a inquadrare questi ultimi come orientamenti sessuali piuttosto che come parafilie o perversioni che non hanno nulla a che vedere con l’omosessualita’ )
E’ facile vedere che questa descrizione dovrebbe comprendere anche la qualificazione dei “motivi di transfobia” ( “che vengono qualificati come”) ma in realta’ cio’ non avviene nella maniera piu’ assoluta. Ancora una svista ? Qui si tratterebbe secondo l’intenzione del legislatore di superare le obiezioni relative a una carenza definitoria di orientamento sessuale in quanto e’ detto “Con la specificazione relativa al concetto di orientamento sessuale, i proponenti intendono superare le obiezioni che erano state mosse in sede di esame delle proposte sull’orientamento sessuale, relative al mancato rispetto del principio costituzionale di determinatezza della fattispecie penale.”
Ma a proposito di determinatezza, o si esplicita e si chiarisce sia pur per fictio juris che nel concetto di atti determinati da odio verso l’orientamento sessuale rientra anche l’atto commesso per motivi di odio nei confronti delle persone transessuali, oppure si verifichera’ l’impatto con la realta’ reale, e cioe’ che non essendo la transessualita’ un orientamento sessuale e non potendosi ricondurre a questo in termini netti e poiche’ un aggressore non e’ determinato ad offendere la transessuale a causa del suo orientamento sessuale bensi’ a causa del suo status evidente o noto, ai fini dell’applicazione dell’aggravante l’accusa e la parti civili dovrebbero indagare se, e il giudice convincersi che, l’autore del reato ha agito conoscendo l’orientamento sessuale della vittima. Cioe’ se il suo agire e’ stato determinato dalla conoscenza dell’orientamento o dalla considerazione della vittima come gay lesbica etero o bisessuale ? Diabolica Probatio
Quello che non va in questo testo e’ il tentativo di definizione, per quanto all’interprete attento risalta trattarsi di un tentativo che pur non riuscendo a dire che significa orientamento sessuale ha di mira l’ esclusione da questo concetto delle parafilie , ma trascura di definire in maniera adeguata gli atti di transfobia ,ricadendo in quell’indeterminatezza che stava alla base delle critiche mosse al testo in precedenza “affossato”.
Un testo nato prematuro e privo di ponderazione: emendabile in ogni fase: ma e’ quanto mai opportuno coinvolgere l’associazionismo LGBT per sapere, almeno di cosa “ci si trova a legiferare”.
MARCHE. LE PARI OPPORTUNITà: Sì AD ARCIGAY NELLE SCUOLE
Un dirigente scolastico aveva vietato una assemblea sull’omofobia .
La Commissione pari opportunita’ delle Marche stigmatizza quanto avvenuto al Liceo classico ‘Raffaello’ di Urbino, dove il dirigente scolastico ha frapposto una serie di difficolta’ all’organizzazione di un’assemblea di istituto sul tema dell’omofobia, alla quale gli studenti hanno chiesto di invitare l’Arcigay.
Per la commissione, si tratta di un atteggiamento ‘’sbagliato” da parte di chi dovrebbe preoccuparsi della formazione sociale degli studenti. Per questo, aggiungono le commissarie, e’ auspicabile che i ragazzi ”possano al piu’ presto svolgere la loro assemblea”.
Le trans nello stato di Bahia (Brasile) avranno diritto di utilizzare il nome sociale “video”
La decisione è stata presa dal segretario per lo sviluppo sociale e la riduzione della povertà, nello Stato di Bahia, Valmir Asuncion, attraverso il decreto n. 220 del 27 novembre 2009 che autorizza i transessuali ad usare i nomi come sono conosciuti socialmente, in tutti i documenti in generale.
La decisione è già entrata in vigore nei 417 comuni dello stato di Bahia, ed obbliga chiunque a rivolgersi alle persone trans col genere femminile.
La stessa cosa si verificherà nello stato di Piauì, dove anche qui, per la legge n°5.916/2009, a nome della deputata Flora Izabel(PT), le persone transgender avranno documenti che riporteranno il nome che ciascuno vorrà scegliere, e quindi saranno così identificate in tutti i rapporti che avranno con le istituzioni governative, scuole, ospedali ecc.
Le Nazioni Unite (ONU) ha lanciato negli ultimi 16 giorni in Brasile, una campagna legale volta a combattere i vari tipi di pregiudizio, soprattutto contro gay, lesbiche, travestiti e transessuali. Il messaggio principale del “come te” ci ricorda che ognuno è umano e merita rispetto.
A qualcuno piace uomo! La vita non facile dei transgender italiani
Li incontri per strada, al bar, nel centro commerciale, ogni tanto uno te lo ritrovi accanto sull’autobus. Ci sono anche italiani/e, ma la maggior parte di loro viene da Paesi lontani dal nostro: ci sono i sudamericani/e, i brasiliani/e, i colombiani/e. Sono i trans e le trans d’Italia che entrano silenziosi nel fluire della tua vita e cominciano a fare shopping, uscire a cena piuttosto che in discoteca, comprare nei supermercati. Generalmente si chiamano transessuali, ma loro amano definirsi transgender. Dovrebbero essere cittadini come gli altri ma non lo sono. Di loro spesso conosciamo il lato più oscuro, quello di un “integrazione difficile” che crea scompiglio e fa notizia sulle pagine dei giornali. Soprattutto quando diventano i protagonisti dell’ennesimo scandalo politico-giudiziario. Come è stato per via Gradoli. Il caso Marrazzo che improvvisamente ha acceso i fari dell’informazione , e dello scandalo in salsa emotiva tutta italiana. Perché tutti si lanciano sullo scoop, tutti si improvvisano esperti o tuttologhi di questo mondo sommerso che in realtà nasconde ben altre sfaccettature. Molte della quali di “normale” difficoltà quotidiane.
Senza la pretesa di esaurire in todo la complessità di un mondo, quello degli uomini (e delle donne!) transgender che da qualche tempo è salito agli “onori” della cronaca, cercheremo quantomeno di chiarire qualche concetto. Che si spera interessante. Innanzitutto, trattandosi di trans-izione da un genere all’altro, occorre sapere che il mondo transessuale riguarda entrambi i sessi. Nel senso che esistono transessuali che da uomo “transitano” a donne (in acronimo MtF cioè man to female) e trans che passano da femmine a uomo (FtM, female to man). Quindi, anche per una forma di rispetto verso chi, fino a prova contraria, è libero di disporre del proprio corpo come meglio crede, l’articolo da usare fa la differenza perché non si tratta solo di un dettaglio grammaticale. Ecco perché, se proprio si vuol esser precisi fino in fondo, nel caso di transgender MtF i termini transgender/transessuale vanno declinati al femminile (UNA donna transessuale). Mentre – al contrario – nel caso di FtM i termini transgender/transessuale andranno declinati al maschile (cioè un UOMO transessuale). E’ facile fare confusione tra il femminile e il maschile. Ma questa è la regola. Altro mito da sfatare è l’associazione trans uguale prostituzione. I trans in Italia (sia uomini che donne) secondo alcune stime sarebbero circa 15-20 mila. Ma solo una piccolissima parte si prostituisce. Il motivo? Se l’equazione è trans sta a trasgressivo come sesso sta a prostituzione, il risultato sono porte chiuse in faccia, zero dignità e discriminazione. Sia in ambito lavorativo che sociale. Perfino il datore di lavoro più “openmind” troverebbe più di qualche difficoltà davanti al dubbio di fronte a una lei/lui di cui si fa “fatica a comprendere” Perchè “essere” trans significa sbattere la testa con il rifiuto totale, non avere i documenti a posto in accordo con ciò che si sente di essere. Questo perché lo stigma sociale diventa più forte di ogni motivazione e autodeterminazione. “Il terzo sesso” spaventa troppo (o attira e non lo si può dire in giro?), è contrario al “buon costume”, quasi che il timbro della voce dica più cose di quelle che un corpo ( e una cervello) possa svelare in seguito. “Indistinguibili” i trans e le trans d’Italia sono confusi/e con i travestiti (uomini che si vestono da donne), con gli ermafroditi e con gli omosessuali (possono esserci invece sia trans etero che omosessuali ossia persone che dopo l’operazione per cambiar sesso sono attratte da persone dello stesso (nuovo) sesso). Tutto finisce nel frullatore mediatico sotto l’aggettivo “diversi” e/o perversi. Salvo poi glissare sulle tante aggressioni che al di fuori del ” Grande Fratello” o dell’Isola dei Famosi” si consumano percorrendo trasversalmente da Nord a Sud il “Bel Paese”. Esclusi dalla legge sull’omofobia, costretti a vivere in monolocali da 45 metri a 700-900 euro al mese (perché non bisogna sapere di averli/e nel condominio però fa comodo “imporre” il prezzo alto del “disagio”, soprattutto se a nero dal fisco), quelli che “campano” alla meglio li trovi sulla Salaria e sulla Colombo a Roma, nascosti alle pattuglie dietro un cespuglio. O sulla Tiburtina, sulla Casilina e Prenestina, sulla Salaria e nei dintorni della stazione Termini. A sfidare le ordinanze anti prostituzione, gli zingari ubriachi e qualche figlio “bene” che con la macchinona di papà si sente autorizzato a insultare e provocare. Come se ci si trovasse di fronte a fenomeni da circo. E’ lo stigma che spinge a prostituirsi lo ricordiamo. Quelle labbra gonfie e quei muscoli aspetteranno li, ignorando la tristezza di una vita quotidiana lontano dalle proprie famiglie, dalla loro doppia vita, da un’identità di genere che, sebbene trans, nasconde ben altro che una “prestazione” consumata dietro un cespuglio.
Rosa Maria Di Giorgi: Cultura e conoscenza sono il miglior antidoto contro omofobia e razzismo
La conoscenza come strumento per abbattere le barriere e superare i pregiudizi. Povertà culturale e ignoranza sono i nemici più grandi di una società tollerante, capace di includere, invece che di escludere, di valorizzare le diversità come ricchezza, invece che sfuggirle per paura dell’alterità, rifugiandosi in forme vergognose di razzismo e discriminazione. Nei giorni scorsi ho partecipato alla cerimonia di premiazione del concorso VideoQueer, inserito nell’ambito del VII Florence Queer Festival. Per chi non lo sapesse, si tratta di una rassegna internazionale di cinema e arti organizzata da Ireos – centro servizi autogestito della Comunità Queer, in collaborazione con Arcilesbica Firenze, Eventi srl e l’Assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Firenze, e dedicata alle tematiche dell’universo gay, lesbica e transgender. Una manifestazione che ha assunto nel corso degli anni un’importanza sempre maggiore nel panorama nazionale e che costituisce un vanto per la nostra città e per la sua storia culturale, costruita su accoglienza e integrazione, oltre che un’occasione per valorizzare giovani artisti.
Il Concorso VideoQueer, la cui serata finale si è svolta all’Odeon, ha coinvolto nel corso degli anni molti giovani videomaker, impegnati nella produzione di corti di 180 secondi legati a tematiche gay/transgender/lesbica. Sono rimasta sorpresa dalla forza di questi brevi video, dalla capacità di suscitare emozioni e di coinvolgere, di raccontare un mondo, le sue passioni, i sentimenti e le difficoltà che ne costellano la quotidianità.
A chi, come me, è chiamato a occuparsi di politiche giovanili e di pari opportunità non può sfuggire l’importanza di attivare iniziative e momenti di promozione per l’attività di videomaker emergenti, ma soprattutto la necessità di dare visibilità e cittadinanza a tematiche delicate, che rappresentano spaccati della nostra società altrimenti ghettizzati dall’ignoranza e dal razzismo.
Oggi più che mai, in un paese che sembra attraversato da un’ondata omofobica tanto irrazionale quanto violenta, dove forme culturali che si legano alla sopraffazione e alla negazione delle diversità ritrovano spazio, abbiamo il dovere di sostenere iniziative di questo livello, restituendo cittadinanza e dignità a un mondo che troppo spesso viene marginalizzato.
Il Florence Queer Festival, che si è svolto dal 27 novembre al 3 dicembre a Firenze, rappresenta un momento forte di espressione e rappresentazione di sensibilità e culture, raccontati attraverso varie forme d’arte legate alle tematiche gay, lesbica e trasngeder, come il cinema, la letteratura, il teatro, la poesia e la fotografia. Una bella manifestazione che getta un ponte fra le “diversità”, restituendo alla Cultura e all’Arte, la loro valenza di strumento di conoscenza, un elemento essenziale nella battaglia contro ogni forma di discriminazione.
Finge di essere il marito su Facebook, donna scopre tradimento con trans
Una donna ha creato un profilo sul noto social network spacciandosi per il marito. Ha scoperto molte cose sul passato dell’uomo , tra cui un tradimento con un transessuale
Una donna troppo gelosa e sospettosa, forse, per resistere alla tentazione di scavare nel passato di suo marito. Così ha deciso di crerare un profilo sul noto social network americano Facebook, spacciandosi proprio per uso marito. In questo modo la mogolie ha potuto entrare in contatto con vecchi amici del marito, conoscenti, ex fiamme.
Darianna Saccomani: Quale futuro per le persone Transgender e Transessuali?
Per prima cosa devo chiarire che io sono semplicemente una persona transessuale che esprime come può e dove può la propria attività e la propria “militanza”. Sicuramente sono una che guarda le cose e cerca di capire quanto accade e cosa accade, attribuendo delle specifiche responsabilità a chi si pone nella situazione di “rappresentare” e di “coordinare” la situazione in cui vivono le persone transgender e transessuali, sia pre operazione che post operazione.
Chiaramente come persona che non è seduta dove le cose si discutono e dove si prendono le decisioni, posso solo osservare e trarne delle conclusioni, cercare di comprendere quale sia l’indirizzo o la strategia che viene perseguita in favore delle persone T.
Nel 2000 circa inizio a conoscere questo variegato fronte delle associazioni Trans, né vengo affascinata per la molteplicità delle sue espressioni, per il fatto che sono vivaci nella discussione, ma che hanno comunque la grande capacità di confrontarsi. Leggo, soprattutto leggo, perché isolata e non in condizioni di poter avere più che un contatto telematico con queste realtà. Partecipo a liste di discussione, a gruppi, leggo e scarico i diversi documenti che trovo disseminati nei vari siti. Cerco di capire e rimango chiaramente nel mio angolo pensando che tutta questa attività sia comunque positiva e, soprattutto, non avendo ancora ben chiaro quali fossero i reali problemi, quali le reali difficoltà, quali i giochi che si venivano a consumare all’interno del movimento GLBT. Non sono certo facente parte di chi ritiene che in politica ci deve essere purezza. La politica è un gioco di equilibri, di scambi, di intese dove il dare e l’avere funziona solo sui rapporti di forza e di chi è nelle condizioni di poter spostare tali rapporti. In moltissimi casi conta più un 15% che non un 40% nella determinazione di una maggioranza. Questo per dire che non mi scandalizzo né ho pretese di presunta purezza che, in politica, è solo argomento demagogico, buono per far fesse e fessi la maggioranza delle persone sulla base di una “eticità” che non può esistere nei termini di purezza. L’eticità della politica non sta in ciò che si compie, ma nel rispetto di protocolli comportamentali, nel tener fede agli impegni presi, nella fedeltà che si ha al mandato. Lo sforzo utopico di far coincidere l’azione con l’obiettivo è lo sforzo che anima una buona politica da una pessima politica. Ma pur sempre nella politica si deve scendere a patti, a compromessi, a mettere in contrattazione questioni di rilevanza.
Noi non abbiamo bisogno di persone che siano “sante” ed “immacolate”, noi abbiamo bisogno di persone che abbiano chiaro cosa vuol dire fare politica, cosa vuol dire sedersi ad un tavolo e contrattare, cosa vuol dire prendere impegni a nome e per conto di un movimento che deve essere compartecipe e partecipe, ma soprattutto informato. Abbiamo bisogno non di demagogia allo stato puro, possibile solo per chi non ha da tirarsi fuori il pranzo con la cena quotidianamente, ma di strategie e di politiche e di programmi che siano condivisi, siano costruiti tenendo presente che c’è gente che attende delle risposte, che c’è gente che sta pagando con la propria esistenza questo stato di fatto. Tenendo presente che chi si pone alla dignità di rappresentare, rappresenta l’insieme delle istanze e dei dolori e delle persone che vivono discriminazione, stigma, marginalizzazione esclusione, ingiustizia, pregiudizio.
Le scelte operate non sono sempre condivisibili, ma si da il beneficio che tali scelte siano state discusse, siano state in un qualche modo pianificate. Si comprende bene che non sempre e non su tutto e non necessariamente ci sono dei risultati da portare a casa, si comprende bene che spesso il lavoro per ottenere un risultato è lungo, pieno di insidie, pieno di imprevisti, ma si ritiene che ci sia quanto meno una squadra di persone che lavorano insieme, che si accapigliano, litigano e si assumono l’onere di farsi il sangue amaro per sviluppare certe cose. Si saluta con entusiasmo e contentezza la realizzazione di un coordinamento nazionale. Si dice che finalmente ci sarà un muoversi comune, ci sarà un fronte comune, ci sarà la capacità di essere all’esterno compatte. Ma poi? Poi tutto questo crolla, e crolla nel momento in cui tutto il movimento GLBT si trova in piazza con la manifestazione “Uguali”, crolla nel momento in cui le persone T sono sottoposte da un linciaggio mediatico senza precedenti.
Ma in piazza, con la manifestazione “Uguali”, non ci siamo andate con una piattaforma condivisa? La portavoce non era stata nominata dal movimento? Di fronte all’attacco mediatico sul caso Marazzo, non c’è stato un coordinamento per come fare fronte e per come contrapporsi e rispondere? Chi del coordinamento è andata in TV non ci è andata con il sostegno di tutte e tutti?
Sinceramente non penso che una persona decida da sola di essere “portavoce” e da sola “decida la linea da portare”! Allora tutti questi distinguo, queste accuse, queste recriminazioni, da dove vengono? Per chi come me è ai margini di tutto e non è dentro alle “segrete cose”, comprendere il perché di questo diventa importante. Diventa importante capire cosa è il motivo di questo sfilacciamento e di questo essere le une contro le altre che si percepisce dalle parole, dagli interventi, dalle varie e numerose battute. Si, diventa importante capire, perché se una come me vuole fare la sua parte in una lotta per i propri ed altrui diritti, vuole sapere se deve fare una scelta di campo o meno, deve sapere da che parte stare, visto che così come sono le cose, non c’è solo la parte delle persone transgender e transessuali, ma ci sono in queste mille parti.
Se tutto è sfarfallato e l’idea di poter essere un fronte comune non c’è, allora devo capire dove e come devo muovermi. E si, anche perché se devo essere “gestita” amo decidere io chi è che mi deve gestire ed amo anche avere i miei buoni strumenti per poter controllare tale gestione.
Sinceramente non mi attendo delle risposte, ma le gradirei moltissimo, gradirei moltissimo che mi si spieghi questa situazione.
Fonte: http://darianna-cosechepenso.blogspot.com/2009/12/quale-futuro-per-le-persone-transgender.html
Nozze scandalo a Firenze, Betori andrà alle Piagge
Torna a far parlare l’intricata vicenda avvenuta a Firenze, nella comunità delle Piagge, dove meno di un mese fa si è svolto il primo matrimonio (definito) “trans” d’Italia, quello tra Sandra Alvino (diventata donna nel 1977) e Fortunato Talotta. Matrimonio che ha provocato la sospensione di Don Santoro, l’amato parroco che -seguendo ciò che in cuor suo sentiva giusto- ha voluto celebrare le nozze, nonostante fosse consapevole delle conseguenze a cui andava incontro. Sandra Alvino è ovviamente molto rammaricata per l’accaduto, e recentemente ha chiesto a monsignor Betori un incontro per chiarire la situazione.
Adesso monsignor Betori ha dato conferma del fatto che il 9 Dicembre si recherà nella comunità delle Piagge. Un incontro tardivo, secondo la comunità, che tante volte lo aveva invitato a venire prima che Don santoro fosse costretto a lasciare il suo incarico. Don Alessandro Santoro ha così commentato la futura visità di betori. «Avrei preferito che fosse venuto quando c´ero pure io. Ma sono comunque contento che incontri la comunità e che possa rendersi conto dell´originalità e della complessità di quell´esperienza. Finalmente ha accettato di dialogare, finora ha sempre detto che non ce la faceva a visitare tutte le realtà: avevo pensato di invitarlo per febbraio 2010, per le cresime degli adulti. Poi le cose sono andate come sappiamo.”
Dal canto suo, Sandra Alvino continua con il suo compagno, la battaglia affinchè venga finalmente riconosciuto in tutta Italia che lei non è una transessuale, né a livello fisico, né a livello legale, e che quindi il matrimonio non era affatto vietato: “In tutta Italia l’immagine che è passata è quella di una coppia gay: noi siamo una normale coppia formata da uomo e donna!”
Luxuria, Marrazzo e il coraggio mancato
Lo scandalo che ha visto protagonista l’ex Presidente delle Regione Lazio, ha fatto sì che tutti i media la interpellassero in qualità di opinionista e rappresentante del mondo del transessuali. Instancabile portabandiera dei diritti civili e di cittadinanza degli omosessuali, Vladimir è costantemente impegnata in prima persona verso ciò che ritiene debba essere difeso e riconosciuto come un diritto. Reporter ha raggiunto telefonicamente l’ex parlamentare ed ex naufraga de “L’Isola dei Famosi”, rivolgendole domande sia sul personaggio Luxuria che sulla vicenda che accalora l’opinione pubblica.
Vladimir, ci dica: avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe diventata il punto di riferimento per tutti i trans?
Uomini e Donne, Giuseppe: la sua trans arriva in trasmissione
Dopo la sua confessione shock arriva la trans a Uomini e Donne. Ebbene sì, ha deciso di intervenire in trasmissione per parlare del trono di Giuseppe Mazzitelli.
Secondo quanto dichiarato dal bel tronista, lui avrebbe avuto nel suo passato una storia d’amore con una trans. La confessione è andata in onda la scorsa puntata e ha fatto un gran clamore. Read the rest of this entry »
Grande Fratello 10, Gabriele Belli: “La rabbia porta i trans a vendersi”

Il transessuale Gabriele Belli ha terminato il suo viaggio nel Grande Fratello 10. Il suo carattere forte e scontroso gli ha creato non pochi problemi con gli altri coinquilini del reality show. Il pubblico da casa ha preferito, seppur con un minimo scarto, far rimanere Mauro Marin e mandare a casa Gabriele.
Aurelio Mancuso: ARCIGAY: GAY, LESBICHE E TRANS ALL’INFERNO!
Mentre in tutta Italia imperversano violenze contro le persone omosessuali e campagne mediatiche contro la dignità delle persone transessuali, arrivano le considerazioni del cardinale messicano Javier Lozano Barragan, che sul sito www.pontifex.roma.it si scaglia oggi, prima contro la pillola del giorno dopo (in verità contro la RU486, ma i gerarchi cattolici fanno spesso confusione), e poi naturalmente contro gay e trans che non potranno mai entrare nel Regno dei Cieli. Read the rest of this entry »GAY: CARD. BARRAGAN, OMOSESSUALI E TRANS NON ANDRANNO MAI IN PARADISO
(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 2 dic – ”Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo”: e’ quanto afferma il card. Javier Lozano Barragan, ex-presidente del Pontificio consiglio per la pastorale della salute, in un’intervista alla rivista online Pontifex. Il porporato cita a sostegno della sua affermazione la Lettera ai Romani di San Paolo (capitolo 1 versetto 26, precisa).
”Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa – prosegue Barragan -. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identita’ nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignita’ del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli. Tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignita’ del corpo offende Dio”.
Fonte: http://www.asca.it/news-GAY__CARD__BARRAGAN__OMOSESSUALI_E_TRANS_NON_ANDRANNO_MAI_IN_PARADISO-878884-ORA-.html
Mirella Izzo: Preannuncio Querela
Link per ascoltare le dichiarazioni dell’on. Santanché: 20180822 0123 NEW
Lettera alla redazione di Pomeriggio sul 5: crisalide_santanche
Dopo avere ascoltato (e registrato) le dichiarazioni dell’on. di cui all’oggetto, secondo la quale “sdoganare” le persone transessuali è pericoloso in quanto “forti consumatori di cocaina” e dediti volontariamente in gran massa alla prostituzione, si comunica che questa Associazione ravvede in tali dichiarazioni il reato di diffamazione a mezzo stampa e pertanto valuterà con i propri legali la querela nei confronti della stessa. Read the rest of this entry »
Domenica Cinque, telefonata a sorpresa in diretta di Vespa: “La trans Natalie non è stata pagata per l’ospitata a Porta a Porta” (video)
Guarda video: Sgarbi Incazzato Litiga Con Barbara D\’Urso Sui Trans – Domenica Cinque – 29 Novembre 2009
Per fare la tv, quella di inchiesta, quella delle interviste ci vogliono i giornalisti. Non basta Barbara D’Urso, deliziosa e professionale in altri contesti, ma non in quello appena passato sulle nostre tv domenicali e casalinghe, in una delle puntate di Domenica Cinque da cancellare, tanto è stata volgare, trash e anche inutile. Al centro del blocco la vicenda Marrazzo e la morte della trans Brenda deceduta alcuni giorni fa in circostanze da chiarire e al vaglio degli inquirenti.
Luxuria a sindaco Anagni, sei lui è sano preferisco essere malata
“Se la robusta costituzione fisica e mentale si rapporta a queste parole preferisco essere malata”: questa la risposta, ai microfoni di RCD, di Vladimir Luxuria alle dichiarazioni choc del sindaco di Anagni, nel frusinate, che ha negato a l’utilizzo di una sala del palazzo municipale per la presentazione di un libro, adducendo come motivazione il fatto che “i transessuali sono persone malate”. Una frase, secondo l’ex deputato di Rifondazione comunista, “offensiva soprattutto per chi è malato per davvero”.
Naufraghi, inquilini e tronisti…L’onda trans invade il reality show
Che siano i trans (o le trans) protagonisti nel piccolo schermo, o che invece lo diventino indirettamente perchè protagonisti sono coloro che ne raccontano l’esperienza vissuta(ci), poco conta.
Ciò che è evidente è l’onda trans che invade il reality show. Niente più veline, letterine, schedine o altre “ine”, ora è il tema transessuale protagonista in tv come sui giornali; paparazzi pronti a scattare o filmare ciò che più scatena le pruderie del pubblico italiano.
Violenza sulle donne, a Roma il corteo al grido “basta”. Sì alla Ru486
Organizzatori: siamo 10mila. Casa internazionale delle donne: è da 40 anni che manifestiamo, ma i problemi restano.
ROMA – «Basta» alla violenza sulle donne è lo slogan che campeggiava su t-shirt, cartelloni e striscioni del corteo di oggi nella capitale. La mobilitazione è partita sul sito www.torniamoinpiazza.it per poi diffondersi ovunque: hanno aderito associazioni, comitati e cittadini che da piazza della Repubblica arriveranno a piazza San Giovanni. Tra le manifestanti, studentesse, donne di mezza età, lesbiche, femministe, trans e anche alcuni uomini. Presente anche la parlamentare del Pd Paola Concia e l’assessore regionale del Lazio al bilancio Luigi Nieri. Secondo gli organizzatori in piazza c’erano 10mila persone.
Corteo antiviolenza,le trans ricordano Brenda
«Speriamo che il suo non sia uno dei tanti misteri italiani E’ morta bruciata, come le streghe del Medioevo»
ROMA - «Spero che la morte di Brenda non sia uno dei tanti misteri italiani e spero che la sua scomparsa possa finalmente cambiare qualcosa. Siamo qui anche in nome di Brenda la cui morte sembra più un omicidio che un suicidio o un incidente». Lo ha detto Leila Dayanis presidente dell’Associazione di trans Libellula e amica di Brenda, durante il corteo a Roma contro la violenza sulle donne. «Siamo qui come donne – ha aggiunto Dayanis – perchè noi sentiamo di appartenere a questa categoria».