Archive for novembre, 2009
STOP AIDS – DIFENDI IL TUO AMORE
COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONE TRANS GENERE
30 novembre 2009
STOP AIDS
DIFENDI IL TUO AMORE
In occasione della giornata mondiale alla lotta contro l’AIDS, celebrata in tutto il mondo il 1° dicembre, l’ Associazione Trans Genere in collaborazione con l’USL 12 Versilia, USL 2 Lucca, Provincia di Lucca, LILA, Anlaids onlus, Ce.I.S e Cesvot, promuovono una campagna di sensibilizzazione e prevenzione sulle malattie sessualmente trasmissibili. Read the rest of this entry »
RITROVA IL SUO VERO PADRE DOPO 22 ANNI: MA È UN TRANS
Era solo una ragazzina di 19 anni quando sua madre le confessò che l’uomo che lei chiamava papà non era in realtà il suo vero padre. Emily Wallis, 22 anni, da allora si mise alla ricerca del pugile tatuato di cui la mamma, Ann, aveva tanto parlato, che era soprannominato “lo Stallone italiano”. Read the rest of this entry »
Domenica Cinque, telefonata a sorpresa in diretta di Vespa: “La trans Natalie non è stata pagata per l’ospitata a Porta a Porta” (video)
Guarda video: Sgarbi Incazzato Litiga Con Barbara D\’Urso Sui Trans – Domenica Cinque – 29 Novembre 2009
Per fare la tv, quella di inchiesta, quella delle interviste ci vogliono i giornalisti. Non basta Barbara D’Urso, deliziosa e professionale in altri contesti, ma non in quello appena passato sulle nostre tv domenicali e casalinghe, in una delle puntate di Domenica Cinque da cancellare, tanto è stata volgare, trash e anche inutile. Al centro del blocco la vicenda Marrazzo e la morte della trans Brenda deceduta alcuni giorni fa in circostanze da chiarire e al vaglio degli inquirenti.
ECCO IL TRANS VALENTINA È LEI L’EX DEL TRONISTA?
Giuseppe Mazzitelli, tronista di Uomini e Donne, ha raccontato davanti alle telecamere di aver avuto una storia molto importante nel passato. Con un trans. La notizia ha fatto decidere alla sua corteggiatrice Roberta di abbandonare lo studio, dopo essere scoppiata in lacrime. “Ho dei valori” ha detto la ragazza, motivando la sua reazione. Le altre corteggiatrici, invece, hanno accettato senza restare troppo sconvolte la rivelazione del ragazzo. Secondo le voci che circolano sul web, il trans con cui Giuseppe ha vissuto l’amore travolgente di cui ha parlato si chiama Valentina. Il web ha già scovato e diffuso le sue foto.
Luxuria a sindaco Anagni, sei lui è sano preferisco essere malata
“Se la robusta costituzione fisica e mentale si rapporta a queste parole preferisco essere malata”: questa la risposta, ai microfoni di RCD, di Vladimir Luxuria alle dichiarazioni choc del sindaco di Anagni, nel frusinate, che ha negato a l’utilizzo di una sala del palazzo municipale per la presentazione di un libro, adducendo come motivazione il fatto che “i transessuali sono persone malate”. Una frase, secondo l’ex deputato di Rifondazione comunista, “offensiva soprattutto per chi è malato per davvero”.
Associazione “Princesa”: presentazione e conferenza stampa
Nasce a Genova l’Associazione Princesa Per i diritti delle persone Transgender. Contro la transfobia e l’omofobia.
Appuntamento lunedi 30 novembre 2009, ore 14.00 presso i locali della Comunità di San Benedetto al Porto in via Buozzi 17.
* Si precisa che con il termine “transgender” si possono identificare tutte le persone che non si sentono racchiuse dentro lo “stereotipo di genere” normalmente identificato come “maschile” e “femminile”. Questo termine racchiude situazioni definite anche con termini ritenuti offensivi come “travestiti” e molti altri. Read the rest of this entry »
Naufraghi, inquilini e tronisti…L’onda trans invade il reality show
Che siano i trans (o le trans) protagonisti nel piccolo schermo, o che invece lo diventino indirettamente perchè protagonisti sono coloro che ne raccontano l’esperienza vissuta(ci), poco conta.
Ciò che è evidente è l’onda trans che invade il reality show. Niente più veline, letterine, schedine o altre “ine”, ora è il tema transessuale protagonista in tv come sui giornali; paparazzi pronti a scattare o filmare ciò che più scatena le pruderie del pubblico italiano.
Ravenna – Arrestati tre trans sull’Adriatica
Violenza sulle donne, a Roma il corteo al grido “basta”. Sì alla Ru486
Organizzatori: siamo 10mila. Casa internazionale delle donne: è da 40 anni che manifestiamo, ma i problemi restano.
ROMA – «Basta» alla violenza sulle donne è lo slogan che campeggiava su t-shirt, cartelloni e striscioni del corteo di oggi nella capitale. La mobilitazione è partita sul sito www.torniamoinpiazza.it per poi diffondersi ovunque: hanno aderito associazioni, comitati e cittadini che da piazza della Repubblica arriveranno a piazza San Giovanni. Tra le manifestanti, studentesse, donne di mezza età, lesbiche, femministe, trans e anche alcuni uomini. Presente anche la parlamentare del Pd Paola Concia e l’assessore regionale del Lazio al bilancio Luigi Nieri. Secondo gli organizzatori in piazza c’erano 10mila persone.
Corteo antiviolenza,le trans ricordano Brenda
«Speriamo che il suo non sia uno dei tanti misteri italiani E’ morta bruciata, come le streghe del Medioevo»
ROMA - «Spero che la morte di Brenda non sia uno dei tanti misteri italiani e spero che la sua scomparsa possa finalmente cambiare qualcosa. Siamo qui anche in nome di Brenda la cui morte sembra più un omicidio che un suicidio o un incidente». Lo ha detto Leila Dayanis presidente dell’Associazione di trans Libellula e amica di Brenda, durante il corteo a Roma contro la violenza sulle donne. «Siamo qui come donne – ha aggiunto Dayanis – perchè noi sentiamo di appartenere a questa categoria».
La madre di Brenda a Roma «Oggi il giorno più triste della mia vita»
Fiori davanti alla casa del trans Brenda in via Due Ponti (Lapresse) La signora all’obitorio: sarebbe stato il compleanno di Del, non pensavo di dare una carezza a mio figlio morto.
ROMA – «Oggi per me è un giorno tristissimo, uno dei giorni più tristi della mia vita perchè sarebbe stato il compleanno di Del, e tutto avrei pensato tranne che venire a Roma per poter dare una carezza a mio figlio morto». Così la signora Azenete Mendes Paes, la mamma di Brenda,il transessuale coinvolto nell’affaire Marazzo trovato morto nei giorni scorsi in un appartamento di via Due Ponti a Roma. Il trans Brenda (Reuters)DAL BRASILE – La signora Azenete è giunta sabato all’aeroporto di Fiumicino dal Brasile dove risiede vicino alla cittadina di Belen. Accompagnata dai suoi legali, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, la signora si recherà all’obitorio dove è sua intenzione rendere omaggio alla salma del figliolo. La donna madre di altri cinque figli (Brenda, al secolo Wendell Mendes Paes, era il maggiore) risiederà presso amici brasiliani a Roma e probabilmente sarà sentita nei prossimi giorni dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal Pm della Procura di Roma Rodolfo Sabelli titolari del fascicolo sulla morte del transessuale rubricato come omicidio volontario. «La nostra battaglia adesso – hanno detto gli avvocati Biscotti e Gentile – oltre che una battaglia di verità sarà anche quella di restituire dignità a questa persona».
“Ora Basta!”. A Roma migliaia di donne in corteo, con gli uomini
Avevano firmato in più di centomila per difendere Rosy Bindi e il genere femminile dalle offese maschiliste di Silvio Berlusconi, ma sabato a Roma non erano più di qualche migliaio a sfilare nella manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne. «Basta!», hanno scritto sullo striscione d’apertura, sui cartelli e sulle magliette le promotrici (che dichiarano diecimila presenze) del corteo organizzato attraverso un tam tam su internet da molte associazioni femministe, femminili, lesbiche e transessuali, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile.Che l’Italia stia diventando un paese all’avanguardia in Europa per la negazione dei diritti e delle libertà femminili è un dato di fatto. Che scali la classifica delle top-ten per omofobia, transfobia e razzismo, pure. Che nel Belpaese «una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, nella sua vita è stata vittima della violenza di un uomo», «8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa», e «un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro», come recita l’appello pubblicato sul sito www.torniamoinpiazza.it, è anche noto ai più. Eppure le centinaia di adesioni raccolte on-line non hanno prodotto la partecipazione sperata anche se il corteo partito da piazza della Repubblica ha preso respiro lungo il percorso, stabilito dalla questura, che ha portato i manifestanti a disperdersi nella troppo grande piazza San Giovanni dove sul palco si sono susseguiti gli interventi e le proiezioni di alcuni filmati. Un corteo sostanzialmente romano, con qualche delegazione venuta da Bologna, da Perugia o da Milano. Poche le lavoratrici contro lo «sfruttamento che è violenza», perfino la Cgil è riuscita a mobilitare solo a Roma e nel Lazio («Perché? Non sappiamo spiegarlo»). Da registrare invece un dato positivo: la presenza maschile, per la prima volta tutt’altro che trascurabile. Non solo grazie alla partecipazione dell’associazione «Maschileplurale» – movimento di uomini eterosessuali in marcia verso l’autoconsapevolezza – ma soprattutto grazie al confluire, a metà percorso, dello spezzone dei centri sociali e dei Giovani comunisti, a ritmo di musica dietro il sound system con su scritto: «Rivolta femminista, pratica antifascista».
Slogan soprattutto «contro il femminicidio» e la riduzione di un problema culturale a «questione di ordine pubblico». «Alla vostra sicurezza rispondiamo: la notte è nostra e ce la riprendiamo»; «No alla violenza che uccide, al familismo che ci opprime»; «Chi ci difende dalle ronde? Nessuna azione razzista in nostro nome», «Unite per la libertà contro la violenza, razzismo e omofobia», sono gli slogan più gettonati, parole d’ordine ascoltate spesso negli ultimi due anni nei cortei di un movimento che ha avuto il suo massimo slancio all’indomani dell’omicidio di Giovanna Reggiani e della successiva ritorsione contro i rom capitolini. Appena inventate, invece, le rime contro lo stop governativo alla pillola abortiva Ru486: «Ru-voluzione: sul nostro corpo decidiamo noi»; «Libere di scegliere, capaci di reagire. Ru486: libertà è autodeterminazione».
Interviste realizzate a margine della manifestazione: Torniamo in Piazza – Insieme Contro la Violenza Maschile Sulle Donne. Roma, 28 novembre 2009.
Interviste: TORNIAMO IN PIAZZA – INSIEME CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE. MANIFESTAZIONE, ROMA 28.11.09
Un trans del VII secolo avanti cristo
Mentre la matassa del caso Marrazzo si va vieppiù avviluppando, coi suoi risvolti drammatici a seguito di due omicidi (e il ritrovamento di migliaia di files, forse compromettenti) mi vado domandando, ritornando alla questione d’ambito estetico-culturale che teneva banco, prima degli ultimi impreveduti sviluppi, se una questione trans non ci sia sempre stata, e solo oggi grazie ai ritrovati della moderna scienza sia “naturalmente” esplosa. In questa statuetta ritrovata a Ittiri all’inizio del Novecento, nota appunto come “l’aulete di Ittiri”, la cosa che colpisce non è tanto o solamente la evidente itifallicità del suonatore di una protolaunedda, quanto il fatto -purtroppo dalle varie foto on line è difficile evidenziare questa realtà- che ha pure il seno ben rilevato.
Chi se ne è interessato ha parlato di ermafroditismo a sfondo dionisiaco: cioè non si vuole tanto raffigurare un individuo che assommi le due metà del creato, quanto rappresentare in una sola immagine (in linguistica si direbbe: olofrasticamente), un’intera scena: “a seguito del suono delle launeddas, l’uomo si eccita e può compiere l’atto con la sua metà femminile (esterna)”.
Tuttavia il Taramelli, che segnalava la statuetta nel 1907, annotava che a tale data erano già state scoperte altre 10 statuette ermafroditiche, e non in contesti o rappresentazioni paniche. C’ è allora una domanda da porci: non sarà che l’ermafroditismo (come probabilmente dal punto di vista sanitario la cecità, o in genere le malattie agli occhi) presentava dei casi piuttosto frequenti in Sardegna e che allora come oggi sollecitava la fantasia maschile?
Di casi inversi, cioè di ginandrismo, invece pare non ci siano testimonianze, ovviamente sarebbe stato anche difficile rappresentare delle amazzoni (alla lettera: donne senza seno) armate, quand’anche il contesto nuragico (che rappresenta la donna sempre come madre, moglie o maga) lo avesse accettato, ma invero di questo non ho piena certezza.
La musica dello strumento- pare strano pensare che a tanto potessero le launeddas- esercitava verosimilmente l’ effetto stordente e liberatorio degli istinti che oggi è svolto dalla cocaina, anche se ci giurerei era meno costosa. Sarebbe interessante conoscere dai genetisti e antropologi se effettivamente in Sardegna ci sia mai stato un qualche rilievo del transgenderismo, magari nascosto e sottilmente sublimato nell’animo di quei masciufemina (che non finivano come oggi, a fare i parrucchieri bensì gli uomini di chiesa) di cui l’aneddotica popolare è ricca.
Insomma i trans o gli aspiranti trans ci sono sempre stati anche in contesti rudi e rupestri come i nostri, e Marrazzo che ci pare così scriteriatamente moderno nelle sue frequentazioni, in realtà fa uscire da sé, in qualche modo, una lontana costante di “eterno trangenderino” che apparteneva all’uomo prima che il naturalismo di cui fa
faceva parte venisse sommerso dall’ affermarsi dell’homo economicus, il quale sottomettendo gli archetipi alle prospettive del guadagno, finiva però spesso per generare ricchezza goduta e non sudata, conducendo alla degradazione morale e umana; di una simile degradazione approfittò, nei primi secoli della nostra era, la moralità sessuofobica del Cristianesimo secondo cui era ed è meglio reprimere o al limite nascondere istinti reputati innaturali.
Sarà per questo che spero vivamente che Ratzinger, a cui Marrazzo sta rivolgendo le sue preci, non lo perdoni affatto: perché non c’è nulla da farsi perdonare.
PS – Scritto e pubblicato questo articolo, ho trovato in La civiltà della Sardegna, di Christian Zervos, un’immagine confacente, che rende ragione alla presenza di un seno femminile, anche se è in bianco e nero.
di Alberto Areddu
Di giorno padre di famiglia di notte trans a caccia di clienti
Di giorno padre e marito esemplare, di notte trans per hobby e per denaro nei viali a luci rosse. La doppia vita di un 32enne, di Sestri Levante è stata scoperta l’altra sera durante un blitz della polizia in viale 25 aprile a Sarzana. Accanto ai soliti noti trans dalla pelle ambrata, gli agenti hanno notato un aitante travestito, bianco di carnagione e superpalestrato. In tacchi a spillo e calze a rete, con un boa di piume avvolto al collo cercava di fermare le auto dei clienti. E’ stato fermato lui. E si è scoperto che non solo non era un travestito di professione – è la prima volta che viene pizzicato – ma che era italiano, italianissimo. Un uomo dalla doppia vita: di giorno al lavoro, in una azienda del genovese, poi in famiglia sino ad un certo punto della sera quando improvvisamente avviene la trasformazione e l’impiegato modello diventa drag queen. Sulla sua auto, parcheggiata poco lontano, i poliziotti hanno trovato i suoi vestiti “normali”: pantaloni e maglione da perfetto uomo borghese. Era uscito così poche ore prima, da casa, salvo poi fermarsi nelle toilette di un autogrill per cambiarsi e truccarsi nella sua seconda vita da donna.
Anagni, stop del sindaco a spettacolo di Luxuria: “Trans persone malate”
Anagni - Il sindaco dice no. Niente auditorium comunale per la presentazione dell’ultimo libro di Vladimir Luxuria. “I trans sono persone malate, il messaggio è diseducativo”. Apriti cielo. Carlo Noto, sindaco Pdl di Anagni, con il suo rifiuto a “Le parole non dette” ha scatenato la polemica. L’Arcigay ha chiesto “al più presto” un incontro al sindaco di Anagni: la richiesta di utilizzare l’auditorium comunale era stata avanzata dai giovani dell’associazione La guerra di Piero. “Ci uniamo – dice Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma – così, all’appello di tutti coloro che in queste ore si stanno mobilitando contro questa decisione. Si tratta, se confermata nelle modalità, di una censura davvero inaccettabile – aggiunge Marrazzo – per la quale esprimiamo la nostra solidarietà a Vladimir Luxuria e agli organizzatori di questo appuntamento culturale. È inaccettabile che un rappresentante delle istituzioni arrivi a negare l’utilizzo di un bene pubblico con motivazioni discriminatorie”.
Protesta la sinistra Noto avrebbe rifiutato la richiesta con la motivazione che si tratta di iniziativa che parla di transessuali e, quindi, di persone malate e che tali argomenti sono inadatti e diseducativi. “Le affermazioni del sindaco – dice Mario Michelangeli, segretario del Pdci del Lazio – oltre che paradossali sono un grave atto di omofobia, di censura, di intolleranza e inciviltà. I giovani organizzeranno comunque la presentazione del libro, del quale si è parlato ovunque e in numerose trasmissioni televisive, ma è certo che ad Anagni si è vissuta una pagina oscura che offende la sua storia, la sua cultura e la sua gente”.
Eleonora Dente: La Diversità
Nel sollevare un libro mi sei apparso davanti, piccolo, mostruoso essere.
So che mi hai notata pure tu in quel frangente, perchè di colpo, nell’attimo in cui io facevo per muovermi, ti sei paralizzato.
Insicuro di quello che avrei pensato o fatto, sei restato a fissarmi chiuso in un piccolo angolo.
Uno strano impulso mi suggeriva di ucciderti, schiacciarti. Rendere la mia vita più sicura senza la tua presenza, così strana, orribile.
Perchè avrei dovuto vivere sapendo che c’era qualcosa di tanto differente da me, nella stanza che abitavo?
Qualcosa che avrebbe potuto invadere i miei spazi, il mio vivere.
Se ti avessi lasciato libero, rispettandoti , avrei corso un rischio, il mio e di rischi non volevo più correrne.
Stavo bene così, nella mia ignoranza.
Io, con le mie forme, la mia parola, il mio aspetto sicuro. Le certezze di una vita.
Lo specchio nel quale ritraevo anche i miei simili, mentre tu, roba della quale non sapevo che farmene, cosa inutile e brutta, tanto diversa e squallida a che saresti servito?
Uno di fronte all’altra siamo restati a lungo. Dal pomeriggio, alla sera, quel giorno.
Io, sempre più insicura di quello che avresti potuto farmi, se ti avessi lasciato infine, libero.
Tu, rassegnato al tuo destino,
non osavi più muovere un passo o alzare lo sguardo.
Sentivi la tua fine prossima, con la mia presenza fissa davanti a te.
Mi disgustavi sai, con il tuo esistere e più ci pensavo più il desiderio di sopprimerti cresceva in me e ti vedevo ancora più piccolo, sempre meno importante.
Qualcosa di cui avrei dovuto disfarmene, al più presto.
Donna dell’anno in Argentina, è una trans.
L’edizione 2009 del Premio Donna dell’Anno in Argentina se l’è aggiudicata Marcela Romero, una transessuale che si è distinta per la sua lotta contro le discriminazioni. Si è battuta per ottenere i documenti che attestassero il suo cambio di sesso e ne ha fatto una causa generale, comune a milioni di donne nel mondo con un percorso di transizione sessuale ostacolato dalle burocrazie.
Marcela è stata la prima transessuale argentina a ricevere i documenti attestanti il suo cambio di sesso. «Durante questo processo sono stata maltrattata e insultata, ho subito cinque ispezioni e hanno voluto misurare la profondità della mia vagina: doloroso e umiliante».
Fonte: http://www.babiloniamagazine.it/leggi.php?p=s3119&gg=0
SABATO 28 NOVEMBRE A ROMA, ORE 14 DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA SAN GIOVANNI.”video”
Contro la violenza maschile sulle donne, per la libertà di scelta sessuale e di identità di genere. Per la civiltà della relazione tra i sessi. Per una informazione libera e non sessista. Contro lo sfruttamento del corpo delle donne a fini politici ed economici. Per una responsabilità condivisa di uomini e donne verso bambine/i, anziane/i e malate/i, nel privato come nel pubblico. Contro ogni forma di discriminazione e razzismo, per una scuola che educhi alla convivenza civile tra i sessi e le culture diverse.
Guarda il Video: LE DONNE TORNANO IN PIAZZA Read the rest of this entry »
Trans, nasce l’associazione “Princesa”
Sarà don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto, il “testimonial” dell’associazione Princesa, fondata da persone transgender per promuovere i diritti e l’identità sociale e personale dei trans. La neonata associazione, che sarà ufficialmente presentata lunedì, è formata già da 32 persone transgender che vivono a Genova. A don Gallo sarà consegnata la prima tessera di “Princesa”.
