Coordinamento Trans Sylvia Rivera

[ La bocca del lupo ]

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la-bocca-del-lupo-mediumLa storia – Enzo e Mary sono una coppia di sessantenni innamorati, finalmente riunitisi dopo anni di attesa: lui è un bandito che ha dovuto scontare in tutto 27 anni di carcere, lei un transessuale con alle spalle problemi di tossicodipendenza. Il teatro della loro storia è Genova, o meglio la Genova città portuale del secolo scorso, ritratta nei filmati di cineamatori e i cui carruggi sono ancora percorsi dai derelitti cantati da De Andrè.

Sebbene la trama del film possa far pensare a qualche nesso, anche tracciato a posteriori, con le vicende che hanno portato i transessuali alla ribalta della cronaca, non è così. Anzi, in realtà, per arrivare ad avere qualche “soddisfazione” dalla storia di vita di Enzo e Mary occorre avere pazienza e saper aspettare quasi un’ora, nel corso della quale incappiamo solo in indizi, reperti e ricostruzioni sommarie. Il quadretto familiare con cani che si ricompone verso la fine, però, oltre a ripagare un bisogno di storie e di personaggi, si salda con tutto quello che è venuto prima e gli conferisce una coerente unità: Enzo e Mary sono due volti dolenti tra i tanti che popolano le vie della città vecchia, ai margini non solo della società ma anche di questo tempo. Per questo, le immagini dei cineamatori genovesi che testimoniano i luoghi e la vita della città nel corso del ‘900 restituiscono una collocazione a questa storia privata. L’operazione è tra l’altro simile a quella di Radio Singer di Pietro Balla, presentato sempre al Torino Film Festival nella sezione Italiana.doc: in questo caso il commento sonoro alle immagini di repertorio è costruito (o ricostruito o addirittura riscritto, ma, come già per Radio Singer, non ha importanza) a partire dalle audiocassette che Enzo e Mary si scambiavano come corrispondenza dal carcere, e il fluido accostamento tra i due materiali conserva un margine di mistero fino allo scioglimento finale. È proprio alla fine che si manifesta il coraggioso rigore del regista, classe 1976: sembra che Pietro Marcello abbia resistito alla tentazione di abusare della prestanza incredibilmente cinematografica dei suoi due protagonisti, che abbia saputo rinunciare lucidamente al superfluo (seppur piacevole) per mantenere la rotta del suo film, a differenza, ad esempio, di Come mio padre di Stefano Mordini – sempre TFF, sezione Festa mobile – che un po’ sbanda sull’onda della fascinazione per le storie e i volti scovati negli archivi. La bocca del lupo, invece, lascia Enzo e Mary al loro sogno bucolico e punta a un epilogo letterario, che si riallaccia al prologo, tra la poesia di Franco Fortini e il romanzo verista di Remigio Zena che dà il titolo al film: con questo respiro più ampio comprende così la sorte di tutti i disperati della città, cui non resta che stringersi attorno a un fuoco o a un focolare.

Questo è un commento “a caldo”.

Elena Gipponi

 

Fonte: http://www.duellanti.com/2009/12/la-bocca-del-lupo/

Written by Antonia

dicembre 9th, 2009 at 1:00 pm

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