Marrazzo e lo scandalo “dei” trans: quando il giornalismo è solo transfobia e stupro simbolico

Che Giulio Cesare amasse farsi inculare da Nicomede IV detto il Filopatore era cosa risaputa: “Cesare ha sommesso la Gallia e Nicomede ha sottomesso Cesare” cantavano i soldati durante i trionfi dell’imperatore soprannominato “la regina di Bitinia“. Malcom X, raccontano le biografie [Guardian], si prostituì per alcuni anni della propria giovinezza. Bill Clinton si divertiva a infilare sigari nella vagina di una stagista.
E come non citare le feroci polemiche sui prostituti frequentati in Thailandia dal ministro francese Frédéric Mitterand, le quali, una volta chiarito che si trattava di ragazzi giovani ma non minorenni, si sono concluse con il pieno sostegno del Presidente della Repubblica Sarkozy, leader di centro-destra?
Rapporti omosessuali, prostituzione, infedeltà coniugali, persino turismo sessuale… Tutte attività spesso mal viste dalla cosiddetta gente comune e che generano grandi polemiche quando caratterizzano la vita privata di un personaggio pubblico. Ma chi si azzarderebbe davvero a negare lo spessore politico di un Cesare o di un Malcom X?
La distinzione tra vita pubblica e vita privata è una distinzione fondamentale di quel poco di reale “civiltà” che la nostra civiltà è capace di esprimere. Non è certo un caso se proprio questa distinzione è stata uno dei bersagli principali dei regimi totalitari, qualsiasi fosse il loro colore. E non si capisce bene su quali basi si fondi l’obiezione che una persona con incarichi istituzionali non debba avere una propria vita privata: basta un’elezione per privare un individuo di un diritto fondamentale riconosciuto a tutti gli esseri umani?
Insomma, esiste un giudizio morale sulla vita privata delle persone che non ha nulla da spartire con il giudizio civico e politico sulla vita pubblica di quelle stesse persone. Non è un concetto nuovo, d’altra parte: lo stesso Dante, nel canto XV dell’Inferno, parla di alcuni sodomiti allo stesso tempo come “d’un peccato medesmo al mondo lerci” (dimensione privata, cristianamente deprecabile) e come “cherchi / e litterati grandi e di gran fama” (dimensione pubblica, civilmente lodabile).
Ma “la Repubblica”, vale a dire la Novella 3000 versione porno o l’araldo dell’anti-berlusconismo berlusconizzato, preferisce citare un altro brano della Commedia: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave senza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!“. Citazione campata per aria, come si può ben capire continuando la lettura del canto VI del Purgatorio, ma poco importa: l’importante è poter usare quella parola, “bordello“, per poter lagnarsi della caduta morale del Paese dopo lo “scandalo Marrazzo”.
Già, Piero Marrazzo. Un uomo che, nella propria vita privata, ha frequentato prostitute transessuali e per questo ha subito ricatti. Non ha commesso reati e la sua azione politica (magari anche criticabile) non ha subito ripercussioni a causa dei ricatti, almeno prima di essere sbattuto sulle prime pagine dei giornali. Di più: al momento non è neppure ipotizzata alcuna pressione (neppure una pressione tentata e respinta) diretta a modificare le sue scelte pubbliche. Un uomo, però, pubblicamente giudicato come “vittima senza innocenza” dal principale quotidiano progressista (?) italiano.
Certo, un errore importante che esula dalla vita privata Marrazzo lo ha commesso (e lo ha ammesso pubblicamente): non ha denunciato subito i ricatti subiti alla magistratura. Ma i giornali sono interessati ad altro, inutile girarci intorno. “Lo scandalo degli incontri con i trans” strilla la prima pagina di Repubblica (25 ottobre), che non parla di “scandalo dei ricatti“. E nelle 5 intere pagine dedicate alla vicenda – mentre il 24 ottobre si destinava solo qualche riga alle ipotesi di collegamenti tra la camorra e il probabile candidato Pdl alla presidenza della Campania – nelle 5 intere pagine dedicate alla vicenda, dicevamo, di ricatti si parla ben poco. L’attenzione è tutta focalizzata sulla variabile trans.
E qui è indispensabile un’ulteriore riflessione. Perché ogni dettaglio sulle vicende da letto di Marrazzo, oltre a trasformarsi in uno stupro verbale contro un uomo, sua moglie e la loro figlia minorenne, si fa portavoce di violenza nei confronti delle donne transessuali. Infatti, l’intera schiera di giornalisti che tanto invoca correttezza ignora il corretto uso grammaticale della parola “transessuale”, cui accosta articoli e aggettivi femminili solo quando inciampa in errori di battitura (mentre, si badi bene, si stanno riferendo a donne transessuali).
I nostri pontificatori ignorano ancor di più il corretto uso lessicale del termine, confondendo transessuali, travestiti, viados… Ignoranza purtroppo comune quanto intollerabile se presentata da dei giornalisti, gente che dovrebbe essere al servizio delle parole e del loro uso per descrivere la realtà (e non il pregiudizio!). Ignoranza che mostra tutta la propria gravità quando si parla di transessuali, prostituzione, droga e ricatti non come elementi in sé distinti, ma come parti naturalmente inscindibili di una stessa realtà degradata, oscena, impudica…
Ma d’altra parte cosa aspettarsi da chi, per farsi un po’ di quattrini e per continuare il gioco (questo sì degradato, osceno e impudico) del massacro porno-gossipparo, è pronto a svendere a un euro il rispetto e la dignità di chiunque?

Fonte: http://noirpink.blogspot.com/2009/10/marrazzo-e-lo-scandalo-dei-trans-quando.html