Un trans del VII secolo avanti cristo
Mentre la matassa del caso Marrazzo si va vieppiù avviluppando, coi suoi risvolti drammatici a seguito di due omicidi (e il ritrovamento di migliaia di files, forse compromettenti) mi vado domandando, ritornando alla questione d’ambito estetico-culturale che teneva banco, prima degli ultimi impreveduti sviluppi, se una questione trans non ci sia sempre stata, e solo oggi grazie ai ritrovati della moderna scienza sia “naturalmente” esplosa. In questa statuetta ritrovata a Ittiri all’inizio del Novecento, nota appunto come “l’aulete di Ittiri”, la cosa che colpisce non è tanto o solamente la evidente itifallicità del suonatore di una protolaunedda, quanto il fatto -purtroppo dalle varie foto on line è difficile evidenziare questa realtà- che ha pure il seno ben rilevato.
Chi se ne è interessato ha parlato di ermafroditismo a sfondo dionisiaco: cioè non si vuole tanto raffigurare un individuo che assommi le due metà del creato, quanto rappresentare in una sola immagine (in linguistica si direbbe: olofrasticamente), un’intera scena: “a seguito del suono delle launeddas, l’uomo si eccita e può compiere l’atto con la sua metà femminile (esterna)”.
Tuttavia il Taramelli, che segnalava la statuetta nel 1907, annotava che a tale data erano già state scoperte altre 10 statuette ermafroditiche, e non in contesti o rappresentazioni paniche. C’ è allora una domanda da porci: non sarà che l’ermafroditismo (come probabilmente dal punto di vista sanitario la cecità, o in genere le malattie agli occhi) presentava dei casi piuttosto frequenti in Sardegna e che allora come oggi sollecitava la fantasia maschile?
Di casi inversi, cioè di ginandrismo, invece pare non ci siano testimonianze, ovviamente sarebbe stato anche difficile rappresentare delle amazzoni (alla lettera: donne senza seno) armate, quand’anche il contesto nuragico (che rappresenta la donna sempre come madre, moglie o maga) lo avesse accettato, ma invero di questo non ho piena certezza.
La musica dello strumento- pare strano pensare che a tanto potessero le launeddas- esercitava verosimilmente l’ effetto stordente e liberatorio degli istinti che oggi è svolto dalla cocaina, anche se ci giurerei era meno costosa. Sarebbe interessante conoscere dai genetisti e antropologi se effettivamente in Sardegna ci sia mai stato un qualche rilievo del transgenderismo, magari nascosto e sottilmente sublimato nell’animo di quei masciufemina (che non finivano come oggi, a fare i parrucchieri bensì gli uomini di chiesa) di cui l’aneddotica popolare è ricca.
Insomma i trans o gli aspiranti trans ci sono sempre stati anche in contesti rudi e rupestri come i nostri, e Marrazzo che ci pare così scriteriatamente moderno nelle sue frequentazioni, in realtà fa uscire da sé, in qualche modo, una lontana costante di “eterno trangenderino” che apparteneva all’uomo prima che il naturalismo di cui fa
faceva parte venisse sommerso dall’ affermarsi dell’homo economicus, il quale sottomettendo gli archetipi alle prospettive del guadagno, finiva però spesso per generare ricchezza goduta e non sudata, conducendo alla degradazione morale e umana; di una simile degradazione approfittò, nei primi secoli della nostra era, la moralità sessuofobica del Cristianesimo secondo cui era ed è meglio reprimere o al limite nascondere istinti reputati innaturali.
Sarà per questo che spero vivamente che Ratzinger, a cui Marrazzo sta rivolgendo le sue preci, non lo perdoni affatto: perché non c’è nulla da farsi perdonare.
PS – Scritto e pubblicato questo articolo, ho trovato in La civiltà della Sardegna, di Christian Zervos, un’immagine confacente, che rende ragione alla presenza di un seno femminile, anche se è in bianco e nero.
di Alberto Areddu
Fonte: http://gianfrancopintore.blogspot.com/2009/11/un-trans-del-vii-secolo-avanti-cristo.html