Coordinamento Trans Sylvia Rivera

«TRANS PER SEMPRE» In Sardegna per amore di un nuovo business

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OLBIA. Non sono tutte famose come Luxuria, l’attrice-politica-scrittrice che si autodefinisce transgender. E non sempre finiscono sulle pagine di tutti i giornali come è accaduto a Patrizia, quella del caso Elkann. Il mondo delle trans (guai a usare l’articolo maschile), da queste parti vive nel sommerso, ma è più vasto di quanto si possa immaginare. A Olbia, per poi raggiungere le diverse località della Costa Smeralda (in testa a tutte, Porto Cervo), nel solo mese di luglio – ma sono attesi sbarchi anche dopo Ferragosto – ne sono arrivate una ventina al giorno. E queste sono solo quelle “ufficiali”. Giungono da ogni parte della Sardegna, da tutta l’Italia e persino da Brasile e Venezuela («le straniere sono la nostra rovina», dice una trans sassarese) e poi si dividono: la maggior parte si dirige verso il paradiso delle vacanze, le altre si fermano in città e prendono in affitto appartamenti per ospitare i clienti. «In Costa s’incontrano sempre più spesso uomini capricciosi e viziati che dopo aver avuto donne bellissime e provato tutte le esperienze possibili, cercano noi – racconta Giulia, 40 anni, trans da più di 20 -. Ti portano nelle ville o sulle barche senza farsi vedere e, con loro, riesci a guadagnare da 500 a mille euro per un solo incontro».

Business-trans. «Sì il giro è grosso – racconta Pietro, gay, un passato da trans -. E sono sempre di più gli uomini di tutte le età, dal diciottenne al settantenne, che preferiscono la trans alla prostituta». «Prima però – aggiunge Giulia – si guadagnava molto di più. Riuscivamo a mettere in tasca anche 8000 euro al mese, ora arriviamo a malapena a 3000. Certo anche nel nostro mondo c’è un business, ma la crisi ha colpito pure noi». E poi c’è la concorrenza. «Che ci ha tagliato le gambe – dicono altre due giovani trans sarde -. Arrivano in Italia soprattutto dal sud America: prima di affrontare il lungo viaggio pagano il “pappone” e una volta che si fermano qui (in Sardegna così come nelle altre regioni) si prostituiscono per 20-30 euro a incontro e non usano protezioni. Uno “sconto” al cliente che ovviamente penalizza le trans made in Italy, visto che le nostre tariffe vanno dalle 50 alle 100 euro. Si sale parecchio, invece, quando a richiederci sono gli uomini ricchi che frequentano gli ambienti più lussuosi. Qualunque sia il prezzo, trovi sempre quello disposto a pagarlo».

Nei gay pride che si sono svolti in Italia, tra gli slogan sbandierati uno era sempre ben evidente: «Non sono un trans, ma una trans». Perché sono persone che parlano al femminile, si vestono da donne e si sentono donne.

«Ma forse, qui, vale la pena di spiegare un po’ come stanno le cose – spiega Pietro -: la trans è quella che si fa il seno e che spesso si ritocca il viso dopo aver cominciato (senza mai interromperle) lunghissime terapie ormonali con lo scopo di rendere sempre più femminile il suo aspetto. La trans italiana, inoltre, è solo passiva, tranne pochi casi, le straniere invece sono attive. Quelle che, oltre al seno, si sottopongono a un intervento anche per eliminare gli “attributi” si chiamano invece operate. E poi c’è il travestito: è semplicemente un uomo che si traveste da donna».

Trans davanti a tutti, ma anche gay e operate (assenti i travestiti), in questo periodo battono soprattutto la Costa: accalappiano il cliente in alcuni locali ma poi si appartano con lui senza destare sospetti, oppure stabiliscono il contatto attraverso internet o gli annunci sui giornali. Con un’unica parola d’ordine: massima riservatezza.

«Le straniere? No, non è per loro il mondo della vacanze di lusso. Si prostituiscono qui, a Olbia, così come a Sassari o Cagliari, ma creano solo disordine», continua Giulia. Ma c’è un cliente tipo? «I clienti sono uomini normali – spiega Pietro -, insospettabili: quelli che non verrebbero mai associati a una trans. Il cliente può avere 18 anni, così come 40, in alcuni casi anche settanta. È quello che, se ti vede per strada, te ne dice di tutti colori, ma poi è il primo a cercarti per una notte di follia».

Pietro: sono gay mi prostituivo ma ho mollato non ne potevo più

OLBIA. Pietro ha 35 anni, arriva dal sud della Sardegna, lavora a Olbia. È gay («lo sono da quando sono nato»), ma per 3 anni il suo nome era Veronica. «Avevo 20 anni e quando ho deciso di diventare trans non ho avuto esitazioni. Ho cominciato a sottopormi a lunghissime cure ormonali e ho visto il mio corpo che diventava sempre più femminile: si sono addolciti i tratti del viso, la mia pelle diventava sempre più liscia, le gambe si affusolavano. Mi sono fatta il seno e ho raggiunto la piena felicità. Quando però ho capito in quale mondo fossi capitato, mi sono reso conto che la vita sarebbe stata durissima. Se una trans è benestante e magari riesce ad avere successo creando un centro benessere o affermandosi nel campo dell’estetica, è un conto. Altrimenti l’alternativa è prostituirti. E a me non piaceva, anche se io mi piacevo, e soprattutto non vedevo prospettive. Così, dopo tre anni, mi sono fatta togliere il seno e sono ritornato a essere gay, anche se ho dovuto passare un difficile periodo dal punto di vista psicologico. Non che la vita del gay sia una passeggiata. Devi sempre scontrarti con i pregiudizi, incontri persone che non ti accettano. Ma è più facile crearti una doppia personalità. Se non sei forte, devi scappare, andando a vivere altrove. Io mi sento forte e non sono fuggito. Continuo a vivere in Sardegna, ho tanti amici etero e moltissime amiche. L’unica cosa che mi infastidisce, sempre, è sentirmi urlare dietro parole offensive. Ma chi ti deride è poi quello che ti chiede di trascorrere una serata con lui».

La famiglia di Pietro non ha mai fatto domande. «I miei genitori non hanno mai saputo del mio passato da trans e non mi hanno mai chiesto nemmeno una volta se fossi gay oppure no. Mi vogliono bene e mi accettano per come sono. Credo proprio di essere fortunato». (s.p.)

Fonte: http://www.gaynews.it/view.php?ID=82577

Written by Antonia

agosto 31st, 2009 at 8:30 am

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