Le associazioni siciliane contro l’omofobia. DOCUMENTO POLITICO
“La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico. La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare”.
(Piero Calamandrei, padre costituente)
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
(Costituzione della Repubblica Italiana, art. 2)
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
(Costituzione della Repubblica Italiana, art.3)
1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.
2. Nell’ambito d’applicazione del trattato che istituisce la Comunità Europea e del trattato sull’Unione europea è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, fatte salve le disposizioni particolari contenute nei trattati stessi.
(Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, art.21)
I fatti di cronaca degli ultimi giorni hanno reso evidente a tutti lo stato di autentica barbarie in cui sembra precipitato il Paese:
quando a Roma un ragazzo viene ridotto in fin di vita, solo perchè omosessuale, da un picchiatore fascista conosciuto come Svastichella, la Gay Street viene presa di mira con lanci di bombe carta o una coppia di turisti viene inseguita, insultata e picchiata da un branco di bulli in pieno centro a Napoli;
quando milioni di gay, lesbiche, bisessuali e trans – che nel loro paese rischiano di morire semplicemente perché esistono – vengono privati del diritto di asilo politico, per persecuzione legata all’orientamento sessuale, dalle vergognose politiche governative dei respingimenti in mare previste dal recente pacchetto sicurezza, che è costato la vita a centinai di immigrati annegati nel canale di Sicilia;
quando un ascoltatore di Radio Padania, ergendosi a interprete di quel senso comune popolare, di cui i razzisti padani si sono fatti paladini in nome della tutela identitaria dei territori, commenta le vicende con le seguenti parole: “È una schifezza vedere due dello stesso sesso baciarsi, certo non li accoltellerei ma due calci nelle palle glieli darei”;
la società civile ha il dovere morale e politico di sollevarsi e di manifestare pubblicamente la propria indignazione.
La comunità LGBTQ siciliana nota per la sua vitalità e per il moltiplicarsi delle esperienze associative sul territorio, ha reagito con la profonda consapevolezza della regressione culturale e politica che ci prospetta questi tempi come tempi della barbarie.
E ha reagito con unità e compattezza.
La stessa unità e compattezza che il movimento LGBTQ siciliano chiede alle forze sociali e politiche, alle associazioni, ai sindacati e ai tanti comitati di lotta che sostanziano il tessuto più vivo della società civile della regione.
Noi non chiediamo semplicemente solidarietà.
Chiediamo di essere sostenuti in una lotta che può ben assumere carattere paradigmatico del violento attacco alle libertà costituzionali cui si assiste quotidianamente, della demolizione dello stato di diritto, obiettivo non dichiarato di gruppi dirigenti eversivi, sempre più privi di rappresentatività e assolutamente impegnati nello stravolgimento della costituzione materiale della Repubblica.
L’art. 2 della Costituzione nella sua pregnanza semantica stabilisce il principio fondamentale su cui si fonda il patto sociale: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità, e soltanto in virtù di questo riconoscimento e di queste garanzie può richiedere ai consociati l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Ma è nell’art. 3, che stabilisce il principio fondamentale dell’uguaglianza, che i padri costituenti lanciano un vero ponte verso il futuro, stabilendo il programma costituzionale della neonata Repubblica.
Non ci si limita infatti soltanto ad affermare il principio secondo cui tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, si impegna la Repubblica in ogni sua articolazione a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
Ciò che, come diceva Calamandrei, fa del testo costituzionale non una legge morta ma un programma politico concordato, diventato legge e obbligatorio per tutti.
Proprio interpretando gli articoli 2 e 3 della costituzione i magistrati di Trento e di Venezia hanno sollevato la questione di costituzionalità riguardo la limitazione che l’ordinamento giuridico italiano pone all’accesso al matrimonio delle coppie dello stesso sesso.
La Corte Costituzionale dovrà, nei prossimi mesi, pronunciarsi in merito.
Direttamente al riconoscimento degli “amori” LGBTQ è legato l’accesso alle adozioni – diritto esclusivo, in Italia, di coniugi eterosessuali.
Vi è un ostacolo di carattere sociale che impedisce a milioni di gay, lesbiche, bisessuali e trans in questo Paese non soltanto il pieno sviluppo delle loro potenzialità personali, ma che nei casi più estremi – come la cronaca ci segnala con cadenza quotidiana – mette a repentaglio la stessa incolumità fisica di persone che dovrebbero godere dello status di liberi ed eguali cittadini.
Parliamo dell’omofobia e della transfobia (da adesso: omo-transfobia).
Si tratta di sentimenti irrazionali di odio che costituiscono il tragico deposito di culture sessiste e maschiliste e che albergano, sia pure spesso in forma inconsapevole, nel cuore e nelle menti di milioni di persone.
L’omo-transfobia, quando si presenta in maniera diffusa e sostanzialmente legittimata dai comportamenti e dalle pratiche politiche dei gruppi di potere dominante, contribuisce a creare nella società un clima ostile nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.
Ognuno di noi (gay, lesbiche, bisesuali e trans) conosce il percorso spesso accidentato e doloroso che lo ha portato alla piena consapevolezza dei propri desideri e alla lotta continua per realizzare pienamente le proprie aspirazioni personali e affettive.
L’omo-transfobia agisce soprattutto a due livelli.
Abbiamo, innanzi tutto, le vittime invisibili dell’omo-transfobia, coloro i quali semplicemente non ce la fanno a vincere il pregiudizio e l’ostilità che li circonda, ad esempio i suicidi di troppi giovani e adolescenti che nascono dalla discriminazione e gridano scandalo alle coscienze civili e democratiche di questo Paese.
Abbiamo, in secondo luogo, le vittime visibili: quelli che soccombono quotidianamente alle molestie e alla furia di individui che scaricano sui loro corpi la violenza bestiale di cui il loro odio omofobo e transfobico è capace.
Per questi motivi denunciamo con forza che gli organi di governo italiani sono inadempienti nei confronti dei propri cittadini gay, lesbiche,bisessuali e trans e tale resterà fintantoché, in attuazione delle norme costituzionali, non avranno dimostrato di volere contrastare seriamente l’omofobia e la transfobia con una legislazione adeguata.
Da anni giacciono in Parlamento, senza che si sia andato oltre l’esame preliminare in commissione, diverse proposte di legge che mirano ad introdurre nel nostro Paese – come già accade peraltro in 13 Paesi dell’Unione Europea – nuove fattispecie di reato per i crimini commessi per motivi fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, e l’estensione della speciale aggravante prevista dalla c.d. Legge Mancino (L. 205 del 1993) per i crimini commessi per motivi di discriminazione fondati sulla razza o sulle opinioni politiche.
Molti non ricordano che la legge Mancino si è limitata a convertire un decreto legge, emanato dal Governo sull’onda dell’allarme sociale generato dalla recrudescenza di manifestazioni e atti di stampo razzista.
Per questo motivo abbiamo comunemente deciso di proporre alle diverse associazioni LGBTQ operanti sul territorio nazionale una campagna di mobilitazione per chiedere al Presidente del Consiglio l’emanazione di un decreto legge che allarghi l’area di tutela prevista dalla Legge Mancino, sanzionando con pene aggravate i crimini commessi in odio alle donne e agli uomini gay, lesbiche, bisessuali e trans. ù
Riteniamo che sussistano i casi di straordinaria necessità e urgenza previsti dalla Costituzione per l’adozione dello strumento del decreto legge.
Siamo consapevoli delle gravi responsabilità del governo che ha abusato, in questi anni, della decretazione di urgenza per esautorare un Parlamento sempre più delegittimato nella sua composizione e paralizzato nella sua potestà di iniziativa legislativa.
Pretendiamo che il governo utilizzi questo strumento per dare piena e completa attuazione al dettato costituzionale e non come fatto finora, per sminuirne le garanzie (vedi il tentativo di utilizzare la decretazione d’urgenza nel caso di Eluana Englaro).
Contemporaneamente e sul piano della battaglia culturale, invitiamo le forze democratiche a sostenere la nostra campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su un tema decisivo per la nostra stessa sopravvivenza come persone umane e come cittadine e cittadini.
È arrivato il momento in cui l’intera comunità LGBTQ italiana prenda effettivamente coscienza di appartenere ad una realtà in pericolo e che i privilegi personalistici di vivere una vita conformista e “borghese” – cui molti temono di dover rinunciare prendendo atto e coscienza del proprio status – produrranno i loro effetti benefici solo per poco tempo ancora. Non bastano un lavoro ed un privato appagante per poter vivere una vita autentica; è necessario venire fuori, non in solitudine, ma affermandosi in una rete di rapporti di comunità e solidarietà che ci possano davvero difendere e da cui possa infine prendere il via un possibile percorso per la creazione di un pensiero nuovo, originale, destinato un giorno a soppiantare il paradigma dominante che non ci accorda alcun diritto di esistenza in quanto omosessuali, bisessuali e transessuali.
Venerdì 18 Settembre vi invitiamo a Una giornata particolare
Saremo presenti nelle piazze della città di Catania con iniziative e provocazioni che, forti della determinazione di costruire sentimenti sociali, vogliono rappresentare il senso del nostro impegno a tutela delle libertà e dei diritti di tutte e di tutti.
Le Associazioni Siciliane contro l’omofobia
Fonte: http://www.digayproject.org/Archivio-notizie/le_associazioni.php?c=2513&m=15&l=it